Chi
era...
SEBASTIANO
BONFIGLIO
Tra le
illustri vittime di mafia del nostro territorio vogliamo ricordare la
figura di un grande uomo, politico, ovvero Sebastiano Bonfiglio, fondatore
della prima storica cooperativa in Italia, sindaco del vecchio comune
Monte S.Giuliano (Valderice - Erice) ed essendo personalmente io di
Valderice mi capita spesso di passare di fronte piazza S. Marco dove
è presente una statua commemorativa dedicata a lui.. Andiamo
nei dettagli...
Erice e Valderice, in provincia di Trapani, attualmente due distinti
Comuni, erano due località che forma che formavano un unico comune:
quello di Monte San Giuliano. Nell’antico centro urbano di Erice
risiedevano i proprietari terrieri, il clero e i "galantuomini",
che esercitavano da sempre il potere, mentre il vasto contado abitava
nelle borgate rurali dell’agro, per cui esisteva un forte distacco,
geografico e sociale, fra le borgate rurali e il capoluogo del comune.
In una di queste borgate rurali, la San Marco, nacque il 23 settembre
1879, Sebastiano Bonfiglio (nella foto). Il padre Nicolò aveva
fatto parte nel 1893 del locale Fascio dei lavoratori, disperso poi
dalla reazione crispina. Sebastiano Bonfiglio dovette interrompere le
scuole elementari per andare a lavorare in una bottega di falegnameria,
quindi aderì giovanissimo al movimento socialista. Nel partito
era indubbiamente un quadro dirigente d’azione; l’artigiano-contadino
che, attraverso lo studio autodidattico, conquistò una certa
conoscenza tecnica e politico-sindacale dei problemi agrari. Infatti,
da solo, riuscì negli studi, a conseguire prima il diploma di
insegnante elementare, poi quello di perito agrario (o ingegnere agronomo
come a quel tempo erano chiamati). Ciò
consentì a Bonfiglio di assumere nel movimento socialista posizioni
rappresentative e di prestigio. Sebastiano Bonfiglio partecipò
attivamente alla ricostruzione del movimento socialista. All’inizio
del XX secolo, si fece promotore di un nucleo di operai che, dopo poco
tempo, diverrà sezione socialista. Inviò articoli al giornale
di Cammareri-Scurti, "Il diritto alla vita" contro l’amministrazione
comunale ericina e la famiglia Fontana, che deteneva il potere da quindici
anni, basti pensare che un terzo dei consiglieri comunali e tre su cinque
membri della Giunta, appartenevano al clan famigliare del latifondista
di Erice. Negli articoli, vi era la denuncia dei comportamenti e dei
metodi medioevali invalsi nella politica amministrativa dei Fontana
e dei rapporto con i lavoratori dipendenti assoggettati dal bisogno
economico. Nel 1901 si svolse nella zona un compatto sciopero agricolo
che obbligò i Fontana a scendere a patti con i socialisti che
organizzano il movimento contadino. Nell’interessante
pubblicazione: "Sebastiano Bonfiglio - Biografia e testimonianze
a cura di Salvatore Costanza (edito nel 1979 dal Comune di Valderice)
è stata ampiamente descritta la ostinata resistenza dei proprietari
terrieri e le pressioni fatte presso l’on. Nunzio Nasi per un
intervento di forza contro gli scioperanti. Ma, tale richiesta, vene
vanificata dal proclamato atteggiamento dell’on. Giolitti, di
neutralità nei conflitti sindacali. Tale atteggiamento consentì
agli organizzatori dello sciopero di ottenere sensibili miglioramenti
sui prezzi dell’affitto dei contadini e sui salari dei braccianti.
La partecipazione di Bonfiglio allo sciopero agricolo del 1901, segnò
l’inizio della sua attività di dirigente e nel 1902 assunse
la guida della federazione provinciale del Psi di Trapani e nel 1903
del giornale "La voce dei socialisti". Nel 1904 Bonfiglio
lasciò improvvisamente la Sicilia e si trasferì a Milano,
dove trovò lavoro nella fabbrica di mobili Stigler. A Milano,
prese contatti con sindacalisti ed esponenti del Psi (Lazzari, Turati,
e altri). Ritornò in Sicilia nel 1906, ma dopo poco tempo, accogliendo
l’invito di suoi parenti, si recò negli Stati Uniti d’America.
Bonfiglio, assieme ad altri compagni, organizzò la sezione socialista
di Brooklyn e una cooperativa di consumo (1909). Nel 1911 venne chiamato
a dirigere il giornale "La voce dei socialisti" di Chicago.
Tornato in Sicilia nel 1913, Bonfiglio condannò la scissione
riformista (Bissolati) nel Psi e venne incluso nel Comitato promotore
per il rafforzamento del partito in Sicilia. Sempre nel 1913, guidò
lo sciopero dei contadini. Venne arrestato e condannato a cinque mesi
di reclusione. Uscito dal carcere nel 1914 si schierò decisamente
contro i fautori della guerra. Con il primo conflitto mondiale; Bonfiglio
fu arruolato nel Corpo sanitario ma, a causa delle sue idee sovversive,
venne trasferito a Cirene (in Libia), dove dette un segno tangibile
della sua solidarietà internazionalista e anticolonialista, aprendo
una scuola per bambini arabi. A guerra finita, ripresa la sua attività
politico-sindacale fra i contadini e la guida del Psi nel trapanese.
Il 3 ottobre
1920 i socialisti vinsero clamorosamente e in maniera schiacciante le
elezioni amministrative a monte San Giuliano e Sebastiano Bonfiglio
venne eletto sindaco.
Seguace
della linea massimalista (Serrati-Baratono) al Congresso nazionale di
Livorno del 1921, venne nominato membro della Direzione del Psi.
Il 10 giugno
1922, mentre Bonfiglio tornava, assieme ad un compagno, dalla riunione
della Giunta municipale, venne colpito a morte, da un sicario appostato
dietro un muretto, da due colpi di fucile.
La mafia,
in difesa degli interessi dei latifondisti ed agrari, era già
intervenuta con ferocia, la dove più acuti furono i conflitti
agrari: a Salemi, Castelvetrano, Paceco, nell’Agro Ericino, uccidendo
capilega e dirigenti di cooperative. Alla schiera di questi martiri,
il 10 giugno 1922 si aggiunse quello di Sebastiano Bonfiglio, indomito
combattente socialista, sindaco di Monte San Giuliano e membro della
Direzione del Psi.
