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SALVATORE
CALVINO - Guerriero/Parlamentare
Salvatore
Calvino nacque a Trapani il 25-12-1820.
Laureatosi in giurisprudenza presso l'Università di Palermo,
partecipò attivamente ai moti insurrezionali del 1848, contribuendo,
sotto la guida di Enrico Fardella, alla liberazione della città
di Trapani. Successivamente
si recò a Messina per unirsi al generale Ribotti, che tentava
la liberazione della Calabria.
Fatto prigioniero dalle truppe borboniche subì per oltre un anno
il carcere di S.Elmo e, successivamente, fu costretto all'esilio a Genova.
Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria del 1859 chiese ed ottenne
di far parte del corpo di volontari "Cacciatori della Magra".
Dopo
l'armistizio di Villafranca sostenne la necessità che il corpo
dei volontari non venisse sciolto e diventasse il primo nucleo di un
esercito nazionale rivoluzionario per la liberazione e la unificazione
dell'Italia. In
questo periodo ebbero inizio i suoi rapporti con Garibaldi, rapporti
destinati a diventare nel tempo sempre più stretti e solidali,
al punto che durante la spedizione dei Mille il Calvino fece parte dello
Stato Maggiore del Generale e, dopo la conquista di Palermo, fu incaricato
insieme al Crispi di trattare la resa con i Borboni.
Nominato Segretario di Stato per la Guerra nel Governo provvisorio siciliano
costituito sotto la presidenza di un altro illustre trapanese, il marchese
di Torre Arsa, il Calvino si oppose all'annessione immediata della Sicilia
al regno di Piemonte, conformemente alle sue idee ed alle sue aspirazioni
che postulavano la creazione di uno Stato siciliano unitario, formato
su un piano di parità da tutti i vecchi Stati della penisola.
Dopo il plebiscito che sancì l'annessione al Regno di Piemonte,
il Calvino fu eletto deputato al Parlamento Nazionale, in seno al quale
si fece tutore degli interessi delle popolazioni siciliane e dei diritti
dei garibaldini. Il
provvedimento di scioglimento dell'esercito dei volontari provocò
in lui grande amarezza, che, tuttavia, non gli impedì di compiere
quanto era in suo potere per calmare lo sdegno dei suoi vecchi compagni
di lotta.
La sua azione non fu gradita al Governo Centrale, che addirittura lo
fece arrestare come cospiratore. Riconosciuta la sua innocenza, a seguito
di accesi dibattiti parlamentari, il Calvino fu reintegrato nel suo
rango di parlamentare, che mantenne fino al 1870, salvo la parentesi
della terza guerra di indipendenza, alla quale partecipò ancora
a fianco di Garibaldi, nel corpo dei volontari.
Dopo la presa di Roma decise di ritirarsi a vita privata e di darsi
agli affari. Insieme a Nino Bixio fondò una impresa di importazioni
ed esportazioni con l'Oriente. Ma il suo disegno non ebbe pratica attuazione
sia per la sopraggiunta morte del Bixio e sia per la sua scarsa capacità
imprenditoriale. La
lunga esperienza di parlamentare favorì il suo ingresso nell'amministrazione
dello stato; egli ricoperse le cariche di Ispettore statale degli Istituti
Tecnici, di Provveditore agli Studi, di Commissario al Comune di Genova,
di Segretario al Consiglio di Stato, ed, infine, di Consigliere di Stato.Morì
il 22-9-1883.