TITO MARRONE
"Scritti di critica letteraria e teatrale"
a cura di Salvatore Mugno

Il volume “Tito Marrone – Scritti di critica letteraria e teatrale” pubblicato dall’ISSPE, l’Istituto siciliano di studi politici ed economici, intende mostrare uno dei molteplici aspetti che caratterizzano l’attività creativa dell’artista siciliano. Il lavoro vuole continuare l’opera di divulgazione degli scritti editi (ma ormai introvabili sul mercato librario) ed inediti (custoditi nella casa romana del Poeta da Silvana Bortolin, docente di ruolo nella Facoltà dl Lettere della “Sapienza” ed erede spirituale del Marrone) dell’illustre concittadino, intrapresa nel 2001 con la pubblicazione del volume “Teatro”, contenente la raccolta di una serie di atti unici e scene scritte dall’autore. Alla sua memoria la Provincia Regionale di Trapani ha di recente intitolato il locale Teatro, quale doveroso omaggio alla memoria di un grande conterraneo che negli anni della guerra tra il 1939 e il 1944 fu protagonista, assieme ad altri contemporanei di momenti di approfondimento di attività culturali di grande fervore: letture, conversazioni, incontri, ricerche, teatro. Tito Marrone (Trapani 1882-1967), fu considerato un precursore del crepuscolarismo, corrente letteraria del primo Novecento italiano. “Crepuscolare” fu il termine usato per indicare i poeti che ebbero in comune il gusto di far poesia minimista e intimista. Sul piano del gusto e del linguaggio, i crepuscolari adottano, di contro alle forme metriche della lirica tradizionale, il verso libero di tono prosastico per rendere una realtà quotidiana – colta nel frantumarsi della volontà – di sofferte rinunce, d’inquietudini, di malinconie, contribuendo, a preparare le condizioni del nuovo linguaggio poetico, della nuova poesia del Novecento.
Molteplici, sono gli aspetti e gli interessi che caratterizzarono l’attività creativa di Tito Marrone, tra tutti ancor meno conosciuta l’attività di critico letterario e teatrale. Salvatore Mugno offre all’attenzione del pubblico più vasto, una raccolta delle recensioni, delle note e delle considerazioni pubblicate dal Marrone nelle due riviste “La vita letteraria” e la “Rivista su Roma” tra il 1905 e il 1907. Dalla lettura del volume emerge la piacevolezza dell’artista nei confronti della “poesia che non muore”:-questa nostra antica consolatrice s’è rivestita di tante frondi e ha dato a’ venti e al sole d’Italia tanta magnificenza di fiori; voci vergini e fresche han preso parte al nuovo coro, per la quale dice non vi è alcun mezzo di valutazione estetica se non quello di vedere se nell’opera data l’espressione corrisponda all’impressione che deve aver avuta lo scrittore, : - come se a un tratto fossero passate nella forma presente senza il lavorio della mente, dall’animo del poeta. Ne deriva l’indignazione per quei poeti e scrittori nelle opere dei quali, avverte l’incapacità di comunicare la intima “commozione lirica”, prive come sono di contenuti veramente vissuti. Interessante inoltre e la discussione accorata dell’artista sulla validità del “metro libero”, termine da lui coniato per avallare la sua idea di trovare forme ritmiche adeguate al proprio pensiero; l’artista inventore del proprio pensiero, dovrebbe essere allo stesso modo l’inventore del proprio metro, utilizzando versi di varia natura, tenuti insieme dalla vicenda, dal contenuto e non da regole prestabilite da metri preesistenti.
Energica, inoltre, la posizione presa dal Marrone nei confronti di quella parte della critica contemporanea che dimenticando il proprio valore e ruolo sociale, si limita ad accompagnare le opere visionate con parole prive di significato e vuote come se seguissero uno schema prefissato da un prontuario della critica, infallibile e in qualsiasi momento consultabile. Egli stesso, poi, mette in discussione la validità della critica stessa, nel momento in cui dice: - Un’opera bella vive una sua vita speciale, anche se occulta; fuori delle meschine contingenze della forma e del tempo.
Infine le raccolte delle analisi del Marrone, su alcune opere teatrali rappresentate al teatro “Argenteria” a Roma: la flotta degli emigranti di V. Morello, Esca di Victor Hugo, Dina di Alfredo Oriani, I fiori di S. e G. A. Quinterno, e altre, e la profonda ammirazione manifestata nella disamina de L’Erma Bifronte di Luigi Pirandello, e per le opere del Rosso di San Secondo.
Tra le righe del volume in esame emerge con forza la personalità sognatrice del Marrone, e il suo immutabile innamoramento per tutto ciò che rappresenta “creatività”, ammirabile lo stimolo restituito ai lettori ad un maggior approfondimento della vita e delle opere dell’artista affinché, attraverso la lettura diretta dei suoi scritti, gli sia reso il giusto riconoscimento.

Paola Ferrara

 

Trapani Mag 2007

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