MARIO GIACALONE
"Il credente" (Cortometraggio 2005)

“Lo spazio infinito sempre concepito come finito…come una televisione spenta…come una parte di pagina che non può andare al di là…che può limitarsi a dare un’idea, ma che non potrà mai rivelarsi”. In queste prime battute del cortometraggio di Giacalone, già si intravedono, in nuce, le tematiche care all’autore, sviluppate già nel suo primo lavoro (“la chiave”) e che qui trovano un’estrinsecazione più completa e matura. Giacalone analizza lucidamente, attraverso la metafora del primo uomo sulla terra, il disagio primordiale di chi chiede a se stesso e al mondo il “perché” della sua presenza, il motivo del suo peregrinare, e non ultimo, facendo care le problematiche filosofiche dai Presocratici ad oggi, il motivo della sua sofferenza, e di un’incompletezza che oggi più che mai trova, nella mancanza di capacità di intessere rapporti umani (l’uomo è solo!) e di trovare una “metà del cielo”, la dimostrazione più evidente di inadeguatezza . Il primo uomo si affaccia alla vita e alla natura circostante con echi di Kubrickiana memoria….nell’intenzione di Giacalone, ci sembra di rivedere, nei primi minuti del corto, le sequenze iniziali del “2001 odissea nello spazio”…lo scimpanzè spaurito come quel primo uomo, ed il monolite, ignoto ed “immanente” sul destino dell’uomo esattamente come la natura che viene esplorata in quelle stesse sequenze, ad un tempo natura amica e maestra (“sono Dio” farà dire Giacalone al primo uomo, quando crederà di aver asservito quella stessa natura!), e ad un tempo matrigna e pericolosa….sconosciuta (“non sono Dio!”, sarà poi la triste osservazione di quello stesso uomo, costretto a placare la sua superbia ed arroganza di fronte alla forza inenarrabile ed ingovernabile di quella natura, per nulla asservita al suo personale capriccio….il primo uomo ci sembra così terribilmente simile ai tanti contemporanei, che in barba a qualsiasi protocollo di Kyoto, credono di poter fare del pianeta ciò che desiderano, salvo poi dover sopportare catastrofi e calamità naturali di proporzioni sempre più vaste!!!).
L’immagine volutamente grottesca del prete e dei politici-politicanti di destra e sinistra, che contemporaneamente, descrivendo la loro posizione, non possono fare a meno di evidenziarne le contraddizioni interne, ci sembrano poi rappresentare nell’idea di Giacalone, le risposte sociali ed etiche che la società tenta di dare alle tematiche proposte…senza venirne però a capo, eternamente dibattuta tra l’affermazione di un’idea, concettualmente forse anche plausibile, e l’impossibilità della sua attuazione….
Solo la voce femminile fuori campo…salverà l’uomo dal suicidio…metafora questa di una linea di pensiero (che già intuimmo ne “La chiave”), in cui soltanto la compenetrazione del maschile e del femminile, dell’Alfa e dell’Omega, potrà dare coraggio e forza e a chi si trova ad esplorare il difficile universo di queste vite e di questa società….
Auspicando la parte seconda del cortometraggio (“il credente”, che sviscera il tutto nella prospettiva non già del primo uomo sulla terra, ma dell’ultimo!), ci sentiamo però di dare un consiglio a Giacalone: è fuor di dubbio che l’autore rappresenti e manifesti un talento, a tratti assolutamente brillante, sia per la scrittura di sceneggiature di grande interesse e profondità, sia per alcuni spunti registici…nello studio dei piani-sequenza, nelle prospettive, nell’attenzione registica ad esaltare l’ambiente circostante, G. evidenzia anni di studio personalissimo ma molto attento, per i grandi maestri del cinema, e nel tentativo di curare la fotografia, le luci, diremmo persino il colore, intravediamo echi della cinematografia russa, Tarkowskij in testa, così attenta a questi particolari tecnici ed artistici. Resta però evidente lo scollamento, a tratti davvero dicotomico, tra le idee di Giacalone, la nobiltà delle sue intenzioni, la ricchezza del suo pensiero, ed i mezzi decisamente inadatti ad esprimerlo. Auspichiamo con tutte le nostre forze, dunque, che Giacalone viri sempre più sulla regia e sulla scrittura, del cui talento siamo certi, cercando poi, nonostante le difficoltà del territorio in cui opera, di circondarsi di competenze adatte a rendere nella maniera adatta il livello di ciò che il suo intelletto concepisce. Solo così il talento palese e la forza delle idee di Giacalone potranno trovare il giusto riconoscimento…certi come siamo che egli può rappresentare una nuova forza per quel magma intellettuale che fa di un’idea potenziale, un prodotto da porre all’attenzione del pubblico!
Complimentandoci ancora con il giovane autore, gli porgiamo un “in bocca al lupo”, esortandolo a non cedere mai, e a coltivare le sue potenzialità in merito….Ad astra, Giacalone…Ad astra per aspera!!!

ARMANDO CALABRESE

 

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