MUGNO
Salvatore
"Il
pollice in bocca" (2) |
UN INCOMPIUTO RITO DI PASSAGGIO...
Salvatore Mugno, con uno dei suoi più recenti
scritti (Il pollice in bocca. Gli amori laidi di una jeune fille, Santa
Croce sull’Arno - Pisa, Il Grandevetro, 2005), offre al pubblico
un romanzo erotico, come appare dal titolo che riprende quel gusto tipico
del mondo della prostituzione. Di più, il sottotitolo ci spinge
dentro descrizioni orripilanti di fetidi odori e di parti intime repellenti
che costituiscono, invece, il non plus ultra per un trentenne assetato
di sesso, pur essendo ammogliato con figlia a carico. Eppure non siamo
dinnanzi a uno scritto pornografico come potrebbe sembrare, ma ad un
opera ben congegnata nella composizione letteraria, fatta di monologhi
interiori, di souvenir o di ricordi personali psicologicamente preziosi
e di flashback che illuminano un dramma profondo: l’oscuro e morboso
mondo della sessualità. Questa, vissuta in una delle tante cittadine
della Sicilia occidentale, qui, come del resto in ogni società,
soggetta a proibizioni o tabù socio-religiosi, genera anche prevenzioni
d’ogni tipo.
Lui, Angelo, è un siciliano dal sangue caldo, fortemente attratto
da lei e sempre in cerca di emozioni ora affettuose e intensamente passionali,
ora sofferte fino alle lacrime e allo strazio per il disprezzo impietoso
di lei (sadomasochismo).
Lei, Véronique, una giovane francese venuta in Sicilia con l’apparente
scusa del lavoro, è di continuo presa dal desiderio spasmodico
di avventure e di sudici godimenti con uomini anziani (gerontofilia).
L’amore per il vegliardo (uno dei tanti), a dire di lei, era stato
ed era un incanto.
Di sadomasochismo è stato già scritto abbastanza da autori
classici, ma di gerontofilia troppo poco. Il termine gerontofilia, dal
greco filia (amore) e da geròn (anziano), alla lettera significa
amore per l’anziano. Amore, beninteso, non quale amore-pietà,
fatto di affetto e di rispetto, ma quello passionale o, per meglio dire,
attrazione sessuale per gli anziani, sia da giovani maschi che da giovani
donne. Nonostante il termine gerontofilia sia quasi inusitato, il fenomeno
è invece molto diffuso, più di quanto non si immagini.
L’autore, per evidenziare l’esistenza del fenomeno, soprattutto
nella forma del rapporto giovane donna-anziano, fa ampio riferimento
al mondo della letteratura, dell’arte, della cinematografia, dello
sport, dell’economia, da cui vengono alla ribalta personaggi come
– per essere brevi – Patrizia Baldi-Claudio Villa, Annalisa
Cima-Eugenio Montale, Sabrina Colle-Vittorio Sgarbi, Maria De Filippi-Maurizio
Costanzo, Sabina Donadio-Lamberto Sposini, Sophia Loren-Carlo Ponti,
Nicoletta Mantovani-Luciano Pavarotti, Veronica Lario-Silvio Berlusconi,
eccetera.
Qui, l’affondo dell’autore: «Bisognava sgomberare
il campo dalle falsità. Troppo dolore si celava sotto l’apparente
nobiltà dell’amore inesistente. Bisognava che si penetrasse
nei meccanismi della rimozione e dell’orrido». E l’autore
sembra essere riuscito nell’intento molto bene, da concludere:
«I decrepiti s’illudevano di piacere e di essere amati;
le ammalate credevano di essere innamorate e di potere riciclare la
loro recondita natura».
La lettura del romanzo è certamente piacevole, oltre che utile
per introdurci nei meccanismi complessi della sessualità.
Ad una attenta analisi antropologica, sembra di imbatterci nel romanzo
in un viaggio a tre: lui, lei e il narratore o autore. Ogni viaggio
è come un rito di passaggio o di iniziazione, i cui momenti significativi
sono: rottura delle normali relazioni sociali con partenza o allontanamento;
crisi della presa di coscienza della situazione; procedura di rettifica
e, infine, la riparazione-restaurazione dell’ordine violato. Nel
caso contrario, si permarrebbe nella scissione dell’unità
sociale, nel conflitto permanente.
Nel romanzo abbiamo la rottura delle usuali relazioni sociali con la
crisi dei personaggi, coinvolti in una disgregazione finale, in un conflitto
insanabile, in un disordine che appare endemico.
Le opposizioni che servono a spiegare la realtà, o il male profondo
che lega i personaggi del romanzo, sono: puro/sporco (come sano/insano),
maschio/femmina, alto/basso. Lo sporco, nella sua aggravante di laido,
non ricopre solo la donna bensì gli uomini anziani ridotti a
mucchio di ossa; il maschio, Angelo, soffre fino alle lacrime come se
fosse una donna; Véronique ordina in modo imperioso e impietoso,
come un uomo; il sesso si consuma in alto, sul letto, e in basso, dentro
una macchina.
Le opposizioni tendono così a fondersi fino all’identità,
secondo la classica definizione della coincidenza degli opposti, che
porta alla rimozione di ogni particolare ruolo. In termini freudiani,
in questo viaggio ci troviamo in un ingorgo, dove, con l’annullamento
delle distinzioni, si ricade in ambiguità di genere, di ordine
e della stessa realtà globale.
Antonino Serina