Salve e benvenuto su Trapani Mag. Nella sezione Specials
ci occupiamo spesso di promuovere artisti che come lei
operano fuori sede e siamo lieti di chiederle una sommaria
presentazione biografica per i nostri lettori..
Sono nato a Palma una frazione a pochi chilometri
dalla città. A Trapani ho iniziato la mia formazione
artistica frequentando il Liceo Artistico “A. Carreca”
(allora privato). In quel periodo ho cominciato a partecipare
alle prime collettive e a qualche premio. Successivamente
ho completato la mia formazione artistica all’Accademia
di Belle Arti di Brera a Milano dove mi sono laureato
nel 1987. Nel 1988 sono arrivato quasi casualmente a Messina,
chiamato a prestare il servizio civile in un orfanotrofio.
Per una serie di coincidenze sono rimasto a Messina dove
per i primi dieci anni ho insegnato Discipline Pittoriche
presso il Liceo Artistico privato della città.
A Messina ho fatto esperienze di vario genere, che talvolta
mi hanno distratto dalla pittura: ho pubblicato una raccolta
di poesie, ho illustrato un libro d’inglese, ho scritto
e pubblicato l’inno ufficiale del Messina calcio di quegli
anni, e varie altre cose in ambito musicale ma anche sportivo
(ho allenato una squadra di baseball). Dal 1998 insegno
Arte, Informatica, e Tecnologia dell’Informazione e Comunicazione
. Ovviamente nel frattempo ho lavorato in ambito artistico
e ho fatto varie mostre e partecipato a fiere e saloni
d’arte moderna e contemporanea. In questo momento vivo
e lavoro a San Giorgio di Gioiosa Marea, e ritorno a Trapani
per le vacanze.
Quali motivazioni e quali propositi hanno spinto il giovane
pittore Pizzardi a confrontarsi e scommettere su un cammino
artistico contestualizzato in una realtà diversa
da quella trapanese? Ci parli del suo percorso formativo
e delle sue principali esperienze in materia arte, pittura,
scrittura…
Quando ho finito il Liceo Artistico a Trapani,
il mio progetto di vita era quello di fare l’insegnante
di materie artistiche e di diventare un pittore professionista.
A quei tempi m’illudevo che bastasse finire l’Accademia
per essere già sulla buona strada, quindi ho scelto
di andare a Milano perché l’Accademia di Brera
era la più rinomata ed io volevo confrontarmi e
formarmi col meglio possibile. Milano mi ha dato la possibilità
di vivere in mezzo a personaggi che contavano, di “respirare”
arte contemporanea e a conoscere e sperimentare nuove
correnti artistiche delle quali prima ignoravo l’esistenza.
Prima dell’esperienza milanese, il mio pittore di riferimento
era Guttuso, poi ho conosciuto la straordinaria forza
dell’arte di Burri e ne sono stato completamente rapito.
Da quel momento la mia pittura diventò informale
con dei riferimenti simbolici (anche il Simbolismo francese
mi colpì abbastanza così come la Pop Art
italiana). In quel periodo scrivevo anche molte canzoni
e poesie che anni dopo ho raccolto nel mio libro Penombra
(Ed. Il gabbiano – Messina 1997). Quindi, tornando al
periodo milanese posso senz’altro affermare che è
stato un periodo principalmente di sperimentazione e che
sicuramente ho sfruttato poco dal punto di vista delle
opportunità e delle conoscenze.
Come era la scena musicale trapanese quando lei
risiedeva qui?
Della scena musicale trapanese di quel periodo
ricordo ben poco. In fondo quando ho lasciato Trapani
avevo appena diciotto anni e la manifestazione di riferimento
era, come penso tutt’ora il “Luglio musicale”. L’unico
ricordo particolare è legato ad un gruppo rock
che mi pare si chiamassero Air.
Cosa significa essere impegnato nel mondo dell’arte
e della cultura?
Essere impegnato nel mondo dell’arte oggi significa
spesso doversi scontrare con situazioni poco gradevoli.
Le delusioni sono maggiori delle soddisfazioni, tanto
che ormai non mi colpiscono più di tanto. Spesso,
solo una grande passione dà la forza di andare
avanti. Faccio un esempio: ci si accorge spesso, che ad
andare avanti non sempre sono le persone meritevoli (lo
so che avviene purtroppo in tutti i campi) ma soltanto
chi ha gli agganci migliori e questo, per chi ha investito
la sua vita in questo settore, ha cercato una preparazione
seria e professionale, è deludente e spoetizzante.
Inoltre esistono molte persone che cercano di speculare
sugli artisti (soprattutto quelli più giovani o
chi cerca di emergere a tutti i costi) e lavorare con
persone serie e professionali e sempre più difficile.
Ormai è costume piuttosto diffuso che gallerie
e promotori d’arte di dubbio valore, chiedano soldi agli
artisti per esporre o per partecipare a manifestazioni
di vario genere, il più delle volte di nessun valore.
A proposito, come vede il momento culturale italiano?
In questo momento in Italia, così come nel mondo,
vedo molta confusione. L’arte in particolar modo è
caduta nella speculazione e spesso l’emergere di certe
situazioni, sono solo manovre create, è il caso
di dirlo ad “arte” da chi ha un certo potere e può
manovrare il mercato. Basta guardare quali sono i nomi
di artisti che girano per la maggiore: sempre gli stessi,
legati a grosse gallerie. Purtroppo la gente investe poco
sui giovani preferendo puntare sui “soliti noti” e non
chiedendosi, magari come fanno a esserci in giro così
tante opere “originali”. Questo fenomeno penalizza la
ricerca e taglia le gambe ai pittori emergenti che non
trovano spazi. Poi, per capire in generale, la considerazione
che il nostro paese ha della cultura, basta vedere cosa
passa la tv. Viviamo un’epoca di populismo mediatico,
di reality, gli investimenti sulla cultura sono veramente
pochi e anche nella costruzione di grandi strutture, di
grandi progetti architettonici, il nostro paese è
rimasto indietro a livello europeo e mondiale.
Idee, proposte, denunce, tematiche libere…
In generale mi piacerebbe che si investisse di
più nella formazione scolastica. Una buona scuola
è la base di un popolo moderno e civile e l’ultima
riforma, dal mio punto di vista (e sono un insegnante)
ha solo peggiorato le cose. Mi piacerebbe invece fare
una proposta per la città di Trapani. Da sempre
ho sognato un museo d’arte moderna nella mia città,
tale da permettere un’educazione e un’abitudine a questa
forma d’arte. A Trapani non c’è (se si esclude
il bellissimo lavoro che padre Liborio Palmeri ha fatto
col Di.Art, all’interno del seminario) e l’ho sempre immaginato
nei locali dell’ospedale “vecchio”. Non so se ne è
stata prevista una funzione, ma il posto sarebbe bellissimo,
magari con una sala dedicata alle mostre temporanee e
una permanente per artisti trapanasi che negli anni si
sono distinti. L’unica denuncia che mi sento di fare,
e che vorrei che fossero più chiari i criteri che
regolano e assegnano la possibilità di esporre
nei locali pubblici (es. galleria Li Muli) e che sarebbe
opportuno che questo tipo di locali venissero gestite
da persone di riconosciuta competenza e non dal primo
pinco pallino politicizzato.
Lavori in corso e progetti futuri…
In questo momento sto preparando il mio nuovo
atelier e sto per intraprendere la collaborazione con
due importanti gallerie. Tra i miei progetti/sogni, insegnare
in un’accademia di belle arti e realizzare una mia scuola
di pittura.
Augurandole buon lavoro le lasciamo spazio bianco per
gli ultimi commenti e i saluti ai nostri lettori.
A commento finale volevo dire che ultimamente ho notato
con piacere che in città ci sono nuovi fermenti
d’arte e di vita e Trapani mi appare più moderna
e meno provinciale. Spero che si stia andando in una giusta
direzione, anche perché è mio desiderio
tornare quanto prima nella mia città. Che emozione
è stata per me vedere Trapani durante l’America’s
Cup, in quei giorni mi sono sentito fiero di essere trapanese.
Un ultimo appello rivolto ad “alcuni” ragazzi: vi prego,
non sporcate con lo spray i palazzi appena restaurati,
fanno parte anche della vostra storia, sporcandoli e come
se sporcaste voi stessi, la vostra coscienza; non è
con un anonimo spray che si protesta verso qualcosa o
si cerca di lasciare un segno nella società, ma
con l’impegno civile e con la lotta politica, il resto
è soltanto vigliaccheria e codardia.
Un saluto a tutti Giuseppe Pizzardi