:: intervista esclusiva
Nuccio D'Angelo

Caro maestro D’Angelo, è un grande piacere ospitarti tra le pagine di Trapani Mag. Ti chiedo, per i giovani e per chi ancora non ti conoscesse, di presentarti ai nostri lettori con dei brevi cenni biografici.
Sono nato a Trapani nel 1955 ho avuto la fortuna di avere due zii (fratelli di mia madre) musicisti. Uno dei due in particolare, Francesco Bologna, fu professionista per diversi anni suonando con successo al teatro Garibaldi e lavorando anche in qualità compositore e orchestratore per banda. Quando intrapresi con lui gli studi musicali avevo sei anni e fu per volere di mia madre, appassionata e sensibile alla musica, che avrebbe voluto studiare musica da giovane ma.... non le era stato concesso. Facendo un ulteriore passo indietro, ecco come incominciò - indirettamente – la mia avventura musicale. Siamo attorno al 1920 e nessuno allora si occupava di musica nella famiglia di mia madre. Un giorno passa un maestro di clarinetto bandendo a voce alta lezioni di musica (proprio come si bandiva il pesce o altro...). Mio zio Francesco (allora aveva circa dieci anni), non sa come e perchè, ma istintivamente si sente attratto dalla cosa e chiede al padre (Gaspare – anch’io mi chiamo così all’anagrafe) il permesso di prendere lezioni. Permesso accordato, il maestro comincia così ad insegnare l’arte del clarinetto con lezioni a domicilio che durano per vari anni e a cui si aggregherà anche il fratello maggiore Leonardo (anch’egli molto sensibile ad ogni manifestazione artistica).
Mio zio Francesco mostrò fin da subito un talento insolito e bruciò le tappe, incominciando presto ad esibirsi in varie formazioni musicali.
Ai tempi un musicista, a Trapani sopratutto, non si dedicava in esclusiva ad un genere (classico, liscio, bandistico....) ma si prestava a qualsiasi esperienza musicale.
Così la prima e più immediata influenza che mi trasmise il mio primo maestro fu quella di non vedere limiti e classifiche a priori tra i vari generi musicali. Fin da subito, come lui, fui in grado di apprezzare canzoni, musica, classica, e successivamente i vari generi che si espandevano notevolmente nel periodo a cavallo degli anni ’60-’70, come il pop, rock, jazz-rock ecc...... Zio-Maestro Francesco, non solo non inibiva mai le mie cusiosità, simpatie ed esplorazioni musicali, ma addirittura mi portava molti spartiti di canzoni che io mi spulciavo per bene e da cui imparavo in modo “indelebile” la conoscenza degli accordi, praticando così (senza ancora saperlo) quella materia chiamata Armonia che è la base della composizione musicale.
Queste caratteristiche didattiche, viste da una moderna ottica pedagogica sono considerate oggi tra le più preziose ricchezze di un insegnante (e non vengono ancora del tutto attuate in molte moderne scuole di musica). Insomma, fu un incontro fortunato quello tra me e mio zio... Io ero ricettivo e – come si direbbe in gergo – musicale, lui paziente, preparato e sopratutto molto amorevole. A volte mi sono sforzato di ricordarmi qualche momento sgradevole nel rapporto didattico con lui: non ce n’erano proprio! Si andava avanti scherzando e giocando, senza obbiettivi troppo ambiziosi, ne modelli stilistici schiaccianti, ed io ricevevo lezioni quasi tutte le sere. Lui aveva imparato la chitarra da sé, e la usava allo stesso modo in cui molti compositori suonano il pianoforte: cioè la per verificare le armonie che stava inventando nelle sue composizioni o nelle orchestrazioni per banda. Quindi mi trasmise un rapporto non troppo accademico con lo strumento. Non era un “fissato” con la tecnica, e per questo io sviluppai per lunghi anni un rapporto essenzialmente con la musica, sviluppando l’inventiva, l’orecchio (molte composizioni le “prendevo” ad orecchio dai dischi) e anche un rapporto originale con la chitarra. In effetti, in assenza di un maestro “so-tutto-io” spesso si è costretti a fare un’esplorazione strumentale molto più profonda e nello stesso tempo si sviluppa un approccio alla musica più personale e creativo. Francesco Bologna mi seguì fino all’età di 13 anni. A quel punto mi disse chiaramente che per andare avanti avrei avuto bisogno di uno specialista. Mi portò così da un suo coetaneo, Giovannino Barraco, che aveva avuto un brillante passato come chitarrista (anche jazz). Lui mostrò apprrezzamento per il mio modo di suonare, mi consigliò un metodo (il “Carulli”) ma non voleva insegnare. Rimasi così senza insegnante e nei seguenti anni (quelli del liceo) fui “cane sciolto” fino in fondo. Del resto avevo abbastanza padronanza dello strumento da poter affrontare con facilità (e una certa autorità) generi musicali come quelli della canzone o del pop-rock. Così in breve passai alla chitarra elettrica entrando a far parte di alcuni complessi trapanesi. All’occorrenza, coi gruppi con cui suonai per i primi anni suonavamo anche qualche liscio (col naso tappato, perchè lo consideravamo disonorevole.....). In effetti ciò che più di tutto distingueva la “nuova musica” di allora dalle canzoni in giro nei decenni precedenti era un largo uso dell’improvvisazione. Caratteristica che io sentivo come la vera alternativa. Improvvisazione significava per me espressione creativa, arte, ma anche libertà. Significava manifestare le mie sensazioni interiori, ed era anche un’espressione di protesta e di individualità che, come ogni giovane, non potevo non avere. Negli stessi anni scoprivo Bach tramite il pianista salemitano Flavio Lo Re, che mi fece ascoltare il famoso LP “Segovia plays Bach”, suscitando in me e una passione che dura ancora.
A 18 anni frequentai un corso a Trapani, per la prima volta con un “vero” chitarrista classico: Paolo Nicolosi (che successivamente tenne la cattedra al conservatorio “Scontrino” per molti anni). Lui mi preparò per sostenere l’esame di ammissione al conservatorio di Palermo, in cui entrai nel 1974, nella classe di Giuseppe Violante (che tuttora tiene la cattedra). Passai così due anni facendo la spola tra Trapani e Palermo, come tanti universitari, allargando le mie conoscenze a nuovi musicisti sia nel ramo pop-rock-jazz che in quello classico. Conservo ancora uno splendido ricordo del direttore del conservatorio, Eliodoro Sollima e di Turi Belfiore, mio primo maestro di composizione, (già maestro di Salvatore Sciarrino).
Se il rapporto strumentale quasi autodidattico era stato quasi una fortuna dal punto di vista dell’originalità della ricerca, fu anche un limite. Infatti, in quegli anni palermitani incominciavo a vedere aprirsi davanti a me un mondo professionale (quello della chitarra classica) in cui il mio livello tecnico mi appariva insufficiente. Pur credendo in me stesso, sentivo che avevo bisogno di una revisione radicale del mio modo di suonare (sotto il profilo della cosiddetta “impostazione”) per potere salire ancora di livello. Così durante il mio secondo anno di frequenza al conservatorio di Palermo mi misi alla ricerca di un maestro che avrebbe saputo soddisfare queste mie esigenze di miglioramento e trovai il didatta che più di ogni altro in Italia (e nel mondo) aveva approfondito gli aspetti della postura e del rapporto corpo-strumento: Alvaro Company, di origine Catalano-Argentina, ma naturalizzato a Firenze, città dove mi trasferii nel 1976 e dove risiedo tuttora.
Con Alvaro studiai per sette anni e grazie a lui cambiai la mia visione strumentale acquisendo una nuova sensibilità e imparando ad economizzare al massimo le mie energie (in parole povere imparai a suonare con molto relax). Ma la sua influenza non riguardò solo il mio rapporto con lo strumento, ma anche il mio approccio alla musica,
che diventò in ogni senso più intenso e consapevole. Contemporaneamante (sempre al “Cherubini” di Firenze) seguii per alcuni anni i corsi di composizione di Gaetano Giani-Luporini, lucchese, grande compositore e splendido didatta. Con lui capii e sviluppai il senso formale della composizione e il rispetto per il suono.
Dopo il diploma di chitarra (1983) ho seguito la mia strada, applicando, sviluppando e apprezzando sempre di più gli insegnamenti che ho avuto la fortuna di ricevere...... suonando, componendo, seguendo le mie intuizioni e scavando in me stesso, facendo tesoro di ogni esperienza (anche remota come il primo periodo trapanese) e cercando di trasmettere ai miei allievi le esperienze che andavo facendo.

Presentaci il tuo ultimo lavoro discografico…
Il mio ultimo CD si chiama “Homages” perchè contiene omaggi a musicisti e a vari stili musicali, oltre ad alcune elaborazioni di brani a me cari.
Il disco raccoglie otto mie composizioni realizzate dal 1993 al 2004 e gli omaggi costituiscono l’occasione per rivisitare a modo mio vari generi: c’è il barocco-popolare di Sanz, il tango di Piazzolla, delle citazioni-trasfigurazioni di alcuni stili propri della chitarra elettrica, e perfino qualche riferimento al raga indiano; il tutto ovviamente filtrato e trasfigurato da una mia visione personale.
C’è anche un pezzetto della storia della musica trapanese, nelle collaborazioni col tastierista Peppe Porcelli e il percussionista Rino Adragna, vecchi amici... Con Peppe Porcelli in particolare il nostro sodalizio artistico dura da più di 35 anni, cioè da quando facevamo parte entrambi del gruppo “Aum Kaivalya”. Ma c’è anche un pezzo della mia storia fiorentina. Tutti i pezzi infatti sono nati a Firenze e hanno avuto la loro prima esecuzione in Toscana quasi sempre con musicisti toscani. Ma c’è anche Maria Grazia Dalpasso, valida interprete di tutte le mie composizioni con e per piano, ferrarese come il fagottista Franco Perfetti, o il rumeno Pietro Horvat al violino, ed alcuni musicisti attivi per lo più nell’area jazzististica come il contrabbassita Raffaello Pareti e il percussionista Alessio Riccio. Altri interpreti presenti nel CD che lavorano prevalentemente nel circuito “classico” sono Stefano Agostini al flauto e ottavino, Paolo Nardi all’ oboe e Pietro Scalvini alla viola. Infine Pippo Pedol al contrabbasso: altro musicista “di confine” che opera alternativamente nella classica-moderna e nel jazz.
Il CD vede quindi l’impiego di nove musicisti e i brani vanno dal solo al sestetto. Per l’occasione abbiamo fondato con Marzio Benelli, mio produttore “storico”, un’etichetta discografica che abbiamo chiamato “Magie Record”, in ricordo e, in fondo un pò in “omaggio” al mio primo CD “Magie”... appunto.
Ho anche inserito nel disco due brani firmati insieme a due musicisti che da giovane furono quasi degli idoli per me: Robert Wyatt e Hug Hopper, rispettivamente batterista e bassista dei “Soft Machine” gruppo inglese di grande rilievo operante la fine degli anni ’60 e la seconda metà degli anni ’70, che oggi si può considerare precursore della “fusion”. In realtà è stata mia l’iniziativa di elaborare queste musiche già incise da Wyatt. Quando ho loro mandato le prime registrazioni hanno apprezzato molto e mi hanno proposto di ri-tutelare i pezzi con le nostre doppie firme.


Quali sono le principali differenze tra un musicista del nord e uno trapanese?
Non saprei... negli anni in cui io vivevo a Trapani una differenza potrebbe essere stata quella dell’autodittattismo forzato per l’assenza di scuole di musica. Ciò poteva significare isolamento, ma anche – nel suo risvolto positivo – originalità per la mancanza di influenze troppo invadenti. Oggi ci sono molti insegnanti che vengono da ogni parte d’Italia per insegnare al conservatorio, mi sembra che ci sia una discreta reperibilità di libri, spartiti e dischi, per non parlare poi dell’allargamento dello spazio informativo dato da internet..... Insomma Trapani è una città inserita nel mondo e non isolata, e credo che ci siano anche un pò di spazi per esibirsi e diverse occasioni di ascoltare concerti, quindi non ci dovrebbe essere una grande differenza.


Quali idee, proposte o denuncie, ritieni interessanti per la città di Trapani?
Ancora una volta non so bene cosa dirti perchè questo è esattamente il 33mo anno che non vivo a Trapani, quindi non sono bene addentro al tessuto sociale.... Indubbiamente la cultura dovrebbe avere un posto di rilievo nei programmi delle amministrazioni, e questo vale per tutte le città. Comunque ho notato la buona volontà di piccole associazioni culturali nel creare eventi. E’ chiaro che gli assessorati preposti alla realizzazione di questi eventi potrebbero e dovrebbero contribuire, incoraggiare e sovvenzionare iniziative e spazi di espressione come festival, rassegne, scuole d’arte, pubblicazioni, locali, scambi culturali con altre città.... Chi si lancia in una iniziativa culturale ha bisogno di trovare una controparte di entusiasmo o almeno di interesse.
Magari basterebbe mettere a disposizione dei giovani, spazi, materiali, dare occasioni per attivarsi, mostrare almeno la volontà di favorire le iniziative, come – mi pare - qualche assessore ha fatto in alcuni comuni limitrofi, perchè il solito ritornello della mancanza di fondi blocca, scoraggia e mi sembra che nasconda una dose di apatia.


Come vede la scena artistica locale? Considerazioni e speranze.
Ho potuto incontrare dei giovani attivi in vari generi musicali con talento e preparazione di tutto rispetto, anche grazie al conservatorio, come dicevo prima. Purtroppo non ho avuto modo di constatare cosa avviene nel campo di altre arti come la pittura, la scultura, la poesia. Mi sembra significativa la presenza dell’editore Coppola che nell’ultimo decennio ha pubblicato molti interessanti libri dando voce a romanzieri e poeti (non solo trapanesi), contribuendo anche a valorizzare la cultura del territorio con diversi lavori sulla storia della città e ha divulgato vari studi e articoli di grande valore per l’impegno sociale contro la piaga della mafia. Per la danza ho avuto modo di imbattermi coi lavori delle sorelle Lo Sciuto, che ho apprezzato molto. In particolare ho anche suonato in uno spettacolo multimediale realizzato da Betty Lo Sciuto al teatro Ariston nel 1995 per gli “Amici della Musica”. Insomma, a me sembra che non manchino le persone artisticamente dotate e credo che un certo “fervore”, cioè urgenza di esprimersi con eventi e iniziative sia già in atto.....


Un consiglio alle nuove generazioni di musicisti…
Non perdetevi il piacere di godere di qualsiasi tipo di musica e se qualcuno vi dice che ce n’è una giusta e molte sbagliate... girate al largo!
Seguite con attenzione i consigli dei maestri, ma non trascurate di cercare la propria “voce”, cioè il proprio suono e il proprio stile, il proprio modo di esprimere voi stessi. E per fare questo bisogna chiudersi in casa e suonare, suonare, ascoltarsi, innamorarsi dei suoni e della musica....
Abbandonate senza esitazione quegli stessi maestri che avete seguito con passione se sentite che vi stanno togliendo la vostra “voce”, che non vi permettono di essere unici, ma vi vogliono omologare e uniformarvi a modelli preconfezionati.


Lavori in corso e progetti futuri…
Qualche concerto in Estate, in Toscana. Venire a Trapani a Luglio e prendermi tutto il sole possibile. Un DVD con musiche mie da registrare in Autunno. Forse un concerto a Trapani sempre in Autunno. Una “visitina” per un concerto e una master-class di chitarra e composizione al conservatorio di Bruxelles nella prossima Primavera, e alcuni progetti in corso d’opera con U.S.A. e Australia.


Spazio bianco per gli ultimi commenti e i saluti ai lettori di Trapani Mag
Grazie dell’occasione che mi hai dato per raccontarmi un pò e un abbraccio a tutti i lettori.

 

Intervista di Mario Giacalone - trapanimag@libero.it

Note su Nuccio D'Angelo


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