Ignazio
Mazzeo nasce ad Erice nel 1985, ottiene la maturità
scientifica, ed attualmente frequenta il corso di Pittura
all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Ha partecipato a numerose mostre sul territorio italiano
suscitando interesse a numerosi collezionisti, attratti
da un colore nuovo e concettuale ma attento allo spazio.
Dal 2002 espone i suoi quadri in una serie di personali
e collettive:
2002 vicolo Matrice a Paceco (TP); Collettiva “ PACECO
INCONTRA I SUOI ARTISTI”; 2003 personale “DESERT LANDSCAPES”
via Mentana a Bologna; Collettiva “PACECO LIVE”; Collettiva
“PACECO INCONTRA I SUOI ARTISTI2”; personale “LA CELIBE”
Marsala presso i locali della Provincia; 2004 collettiva
“METAFISICA ASTRATTA” presso la Galleria Provinciale Li
Muli; collettiva “PACECO INCONTRA I SUOI ARTISTI3”; 2005
personale “METASTRAZIONE” presso la Galleria Provinciale
Li Muli; 2006 collettiva via Al tabella a Bologna; personale
“CAMPI ELETTRICI ” Biblioteca Comunale a Paceco; collettiva
“SAMP” presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna; collettiva
“ORFEO HOTEL”; collettiva “ALLA CITTÀ” presso L’Accademia
delle Belle Arti di Bologna; 2007 collettiva - PERFORMANCE
presso la Fondazione Marino Golinelli a Bologna.
Quando
ha capito che “da grande” avrebbe voluto fare l’Artista
e come è riuscito a rendere concreto questo desiderio?
Non esiste un momento in particolare. Certo la
fascinazione nell’ammirare artisti come Bosh, Maxfield
Parrish piuttosto che De Chirico è stata fondamentale
per avviarmi all’arte, anche se la voglia di diventare
artista deve essermi nata gia quando imbrattavo il retro
dei calendari con colori allucinati, spinto da un’esigenza
di ricerca personale del tutto istintiva. Secondo me è
stato proprio l’assecondare quell’istintività (del
colore, dei contrasti, della luce), esaltandola con uno
studio approfondito e con ricerche anche a volte ossessive,
a dare un valore di concretezza al mio essere artista.
A
tal proposito, quanto è difficile per un giovane
che vive a Paceco, una minuscola isola collinare al sud
d’Italia, emergere dall’anonimato?
Emergere per meriti propri è sempre difficile
indipendentemente da quale sia il tuo luogo di nascita,
se infatti vivere in un ambiente provinciale crea difficoltà
oggettive di confronto, di crescita e magari finanziarie
(se decidi di studiare fuori), d’altro canto ti aiuta
ad essere determinato nel raggiungere il tuo obiettivo
e a sfruttare al massimo le occasioni che si presentano.
Nella
sua crescita Artistica quali sono state le figure che
più hanno contribuito?
Senza dubbio i tre Artisti citati prima, in qualità
di modelli da imitare per creatività, eleganza
e tensione artistica; in aggiunta lo scrittore Raymond
Roussel con le sue macchine celibi descritte in libri
come “Eva-Futura” o “Impressions d’Afrique”; Bruno Benuzzi,
artista e prof. All’Accademia di Bologna, che ha contribuito
a svezzarmi all’arte contemporanea e a sensibilizzarmi
al valore sinestetico dell’arte; e in fine i miei genitori
che dalla loro hanno il merito di avermi educato al senso
critico e di avermi responsabilizzato non avendomi mai
imposto nulla.
Ritiene
che i giovani Artisti abbiano sufficienti occasioni di
incontrare e confrontarsi con gli artisti già affermati?
No, perché anche se si raggiungesse la sufficienza
non sarebbe ancora abbastanza. L’arte necessita di una
continuità processuale che veda l’operato dei “futuri
artisti” legato a quello degli artisti contemporanei in
un rapporto referenziale che possa essere o di adesione,
evidenziando un atteggiamento di continuità, o
di estrema disapprovazione ma comunque di confronto. Considerare
dunque gli artisti gia affermati come base da cui partire
per proiettarsi nel futuro è a mio avviso un’opportunità
fondamentale, che implica non solo l’analisi dei canoni
estetici vigenti ma anche dei valori sociali e delle scelte
di vita da compiere.
Accostandosi
alle sue opere è impossibile non lasciarsi meravigliare
dall’uso del colore; campiture di colori piatti e uniformi,
puliti e netti, frutto d’attento studio e ricerca, ma
oltre questi strati di materia, cosa si cela?
Si cela la voglia di creare un Mondo parallelo
dove tutto è Fulminato dalla luce. E seguendo magari
l’idea Junghiana di una Realtà che esiste solo
attraverso la singola percezione di ogni essere umano,
potrei dire che cerco di dare vita al mio mondo reale.
La
completezza di forma prevede la conoscenza scultorea,
pittorica e spaziale… questo è testimoniato dal
fatto che i grandi Artisti del passato erano al contempo
pittori, scultori e architetti. Osservando le sue opere,
non posso non notare l’accostamento alle regole dell’architettura
organica e un intenso studio delle forme urbanistiche,
tali elementi incidono sul suo metodo espressivo e se
si, in che modo?
Tutti questi elementi sono fondamentali per il
mio fare artistico e concorrono alla mia concezione di
arte, poiché penso che l’errore più grande
per un artista sia fare arte dall’arte, cosa che avviene
non di rado, rischiando (in assenza d’ironia) di non apporre
nulla di nuovo alla causa artistica. L’artista invece
deve guardare a tutto, e guardarlo in modo artistico.
Non esiste un argomento che non possa diventare arte.
L’Architettura, il Cinema, la Biologia, la Botanica, perfino
la Statistica, perché no le previsioni del tempo,
sono Conoscenza a servizio dell’artista.
Accostare questi elementi così autonomi
è il risultato di uno sfogo dell’anima o piuttosto,
di una osservazione globale di ciò che ci circonda?
Entrambe, essendo un’analisi di ciò che
ci circonda, sintetizzata poi dalla mia sensibilità,
per dare vita al “Teatrino Metafisico”, dove architetture
utopiche dialogano con oggetti dell’infanzia, che a loro
volta contrastano con cieli post-atomici, tutti dominati
da una luce mentale, forse frutto dei sogni.
L’intento
comunicativo delle sue opere è nell’essere testimone
del tempo in cui si vive?
Io sono un testimone del mio tempo, attraverso
la mia opera, e senza alcuna forzatura, poiché
l’essere contemporaneo non dipende da una precisa volontà
razionale ma da un valore iconologico, quindi più
spontaneo. Se viviamo infatti l’era dei computer e della
tecnologia non possiamo far finta che non esistano e dipingere
a lume di candela. Ogni forma d’arte deve essere espressione
del proprio tempo, della propria condizione sociale, politica
e morale per essere al massimo grado autentica.
In che modo le immagini della sua terra natia
influenzano il suo lavoro?
Tralasciando
il palese uso del colore, che certo non può essere
definito nordico, direi che l’intero impianto compositivo
delle mie opere risente di una sicilianità latente.
Come se dipingendo, orizzonti ampi e cieli sempre protagonisti,
compensassi la mancanza di questi luoghi.
In
una società che risponde a regole di marketing
e di "prodotto", come deve muoversi oggi un
giovane pittore di talento per farsi conoscere, diventare
famoso e vivere di pittura?
Non
credo ci siano regole precostituite. Certo la figura dell’artista
si è ormai modificata inesorabilmente. Nessuno
crede più all’uomo con l’aura magica attorno e
il berrettino a modello ottocentesco, si sta invece andando
verso un’idea di artista sinestetico capace di dipingere,
di fare video, di creare oggetti, di ambientare istallazioni,
sfruttando qual si voglia tecnica a servizio di una sua
precisa idea estetica. Quindi i giovani artisti credo
debbano essere preparati concettualmente a questo, poiché
i canoni estetici si stanno modificando in funzione di
una ormai palesemente diversa fruizione dell’arte.
In
qualità di Artista, ritiene che sia ancora possibile
far arte in modo autonomo, non essendo influenzati dalle
tendenze del mercato?
Noi siamo nel mondo e questo vuol dire che siamo soggetti
alle leggi di potere. Considerare del tutto negative però
queste limitazioni è per me sbagliato. Nella Storia
le varie committenze artistiche della Chiesa, ad esempio,
insegnano come a volte paletti limitativi fungano da sprone
per uno sviluppo della creatività artistica, costretta
per esprimersi al meglio ad aggirarli. Il mercato nulla
ha a che vedere col fare artistico ma è parte integrante
del meccanismo-arte ed è stato fondamentale per
la storia dell’arte, eclissarlo non è corretto,
sfruttarlo nel modo giusto rende l’artista più
sincero.
Personalmente
ritiene che il mercato dell’arte italiano si possa già
considerare europeo, oppure, vi sono ancora differenze?
Credo
ci sia ancora tanta strada da fare. Bisogna acquisire
la consapevolezza che il nostro glorioso passato artistico
non deve essere una zavorra che rallenta inesorabilmente
il nostro procedere, ma un esempio di stile (lo stile
italiano appunto) che permetta un’integrazione nei parametri
europei o mondiali dell’arte, mantenendo, come fa ad esempio
la Cina degli ultimi anni, un’unicità della produzione.
Quali
progetti la vedranno protagonista nel 2007?
Per il 2007 vorrei, parallelamente alla pittura, far vivere
le mie “ambientazioni” in 3D, creando oggetti, non monolitici,
che mantengano l’idea di meccanicismo, e che risentano
palesemente dell’esperienza pittorica. Ho in programma
gia qualche mostra a Bologna e forse a Gennaio potrei
esporre a Trapani.
Ringraziandola
per l’intervista concessaci la invito a lasciare un messaggio
ai giovani talenti della nostra Provincia, affinché
possano trovare, nelle sue parole, lo stimolo per continuare
a credere nelle proprie capacità.
Provare piacere in quello che si fa e crederci fino in
fondo, anche se poco redditizio, è l’unica chiave
per vivere una vita lontana dalle frustrazioni e dalle
alienazioni.
Uno
spazio aperto
La ringrazio per la sua gentilezza e disponibilità.
Sono stato sincero spero di essere stato altrettanto chiaro.