:: intervista esclusiva
LEONARDO ASARO

Leonardo Asaro è nato ad Erice nel 1981, brillantemente diplomato in clarinetto al Conservatorio “A. Scontrino” di Trapani, vive all’interno di una ristretta nicchia, abitata da chi ha scelto di tracciare i solchi della propria vita a colpi d’arte...

Attraverso un viaggio a ritroso tra le tue memorie, raccontaci le tappe fondamentali della tua crescita artistica.
All’inizio fu il caso…. Mi viene da dir così; devo tutto a mio padre. Nel mio paese, una nuova realtà musicale stava nascendo, era la Banda. Il mio fratellino si iscrisse alla scuola di musica e mio padre, mi chiese di accompagnarlo e di provare a vedere se l’esperienza potesse interessare anche me…fu così che m’innamorai, la musica mi aveva cercato e io l’accolsi, come un bambino accoglie con naturalezza il seno della madre.. ricordo ancora la data, l’11 gennaio del 1992, da allora mi nutro di essa, J. S. Bach, Mozart, Schumann, sono proteine, vitamine, zuccheri, alimenti che si condensano con passione, sentimento, vibrazione, un alchimia indescrivibile e, oramai indissolubile, la mia esistenza scissa dalla musica rappresenterebbe il preambolo della morte.

Quali sono state le influenze e le fonti d’ispirazione che hanno determinato il tuo percorso formativo?
Le persone che ho incontrato, gli animi sensibili dei maestri che mi hanno trasmesso incondizionatamente tutto il loro sapere, mi sono riempito della loro arte; il mio primo ricordo va a Enzo Daidone, avevo 11 anni quando feci con lui la mia prima lezione. Un giovane talento che si nutriva di musica spinto da una curiosità estrema, dalla continua ricerca di stimoli, quella ricerca del di più che lo portava all’ascolto continuo dei grandi esecutori, per imparare, per imitare all’inizio e far fermentare la voglia d’esprimere il proprio io. Mi rimane questo dei suoi insegnamenti, la voglia di arricchirsi continuamente, di rendere gli altri partecipi delle tue emozioni, di trasmettere loro le proprie credenze, la propria personalità artistica, ed amalgamarsi nell’altro in una nutriente affinità intellettiva.
Il mio secondo Maestro, fu Giuseppe Casano, primo clarinetto al Teatro “V. Bellini” di Catania, la sua ricerca stilistica, lo ha condotto allo studio minuzioso, al raggiungimento di una tecnica interpretativa raffinata, ritengo quella del Maestro Casano la più bella voce nel panorama artistico nazionale, il più bel timbro, da far invidia ai più grandi artisti d’oltralpe. Con i suoi insegnamenti ho conosciuto e assorbito la tenacia nella cura del particolare, nella voglia di perfezionare continuamente le mie capacità espressive.

Cosa ha significato per te essere fra i migliori allievi del “corso biennale di Alto perfezionamento di clarinetto” del M° Vincenzo Mariozzi?
Il maestro Mariozzi è la storia del clarinetto, uomo dal carisma smisurato, proprietario di un’eccelsa capacità espressiva, grande innovatore e sperimentatore, da lui ho imparato l’arte del suonar bene. Essere completo per lui significava non svendersi a false esaltazioni di se stessi, fare dell’autocritica la propria migliore amica, l’insoddisfazione, il mettersi in discussione, creano la giusta tensione per il raggiungimento della propria completezza, bagaglio indispensabile per alimentare la propria motivazione professionale.

L’incontro con Il M° Vincenzo Paci, primo clarinetto del teatro “La Fenice “ di Venezia”?
Altro grande uomo e artista; partecipai come allievo effettivo al “Corso Internazionale di interpretazione musicale” che teneva a Badia Prataglia ad Arezzo, personalità illuminata oserei dire, brillante esecutore che ha saputo rendere artisticamente la necessaria amalgama tra cuore e rigore musicale. Essere un buon musicista significa trovare un equilibrio tra cuore e tecnica, tra cuore e rigore. Controllare l’emozione non significa annullarla, ma fare in modo che una spropositata presenza emotiva non danneggi l’esecuzione, intaccando la performance interpretativa e inficiando le regole di respirazione acquisite, che se rispettate incidono notevolmente a livello esecutorio. Inibire le emozioni significa far in modo che esse non ti schiaccino nel confronto e nel dialogo con il pubblico. Capacità che diventa abilità solo con l’esperienza.

I tuoi studi ti hanno condotto verso l’amore per il repertorio cameristico e per la musica romantica, come hai coltivato a livello concertistico questa tua passione e soprattutto quali sono le difficoltà che incontra un musicista trapanese nel tentativo di intensificare tali esperienze?
Ricordo la prima grande emozione, quando a 14 anni mi esibii in qualità di giovane promessa musicale in una diretta di un’emittente televisiva locale, da allora le esecuzioni in pubblico sia da solista che in formazione cameristiche sono state numerose. A 18 anni fui scelto come membro stabile dell'Orchestra lirico-sinfonica del Conservatorio Statale di Musica di Stato “A. Scontrino” di Trapani, diretta dal M° Sergio Mirabelli in qualità di primo clarinetto, partecipando a moltissimi concerti pubblici.
In seguito fui scritturato dall'Orchestra dell'Ente Luglio Musicale Trapanese, per la realizzazione della "Sonnambula" di V. Bellini.
Nel 2001 partecipai, in qualità di primo clarinetto dell’Orchestra di strumenti a fiato del Conservatorio di Musica di Stato “A. Scontrino” di Trapani, alla registrazione live per la realizzazione di un CD, sotto la direzione del M° Paolo Morana.
A livello cameristico, desidero citare delle presenze fondamentali per la mia crescita artistica, colleghi che mi hanno accompagnato nel duro viaggio di un musicista che sogna di poter continuare a sognare di diventare un concertista. Il mio grande amico, nonché partner storico Armando Calabrese, Giulia D’angelo, e Valentina Morello, con i quali mi sono esibito in duo clarinetto e Pianoforte in diverse manifestazione musicali e concorsi a carattere nazionale, riportando sempre ottimi piazzamenti. Una menzione speciale voglio riservarla a Michele Gerardi, ottimo sassofonista, mio gemello eterozigote e compagno di gestazione artistica, con il quale ho tenuto numerosi concerti in duo clarinetto e sassofono.
Alla seconda parte della domanda rispondo con grand’amarezza e sentimento realistico, l’ambito concertistico e oramai alla stregua di personalità geniali o, di gente “adeguatamente sostenuta”, i Concorsi musicali, in ambito Nazionale e locale sono assai rari, gli Enti preposti alla divulgazione del pensiero artistico, pagano l’insufficienza delle sovvenzioni statali, e sono costretti a effettuare dei tagli all’organizzazione e realizzazione di attività culturali e artistiche. E’ sufficiente ricordare la chiusura in tutto il territorio nazionale di numerose Orchestre nell’arco degli ultimi anni. Il discorso s’impregna ancor di più di sentimenti d’afflizione e d’insoddisfazione quando il pensiero si rivolge agli enti di divulgazione artistica trapanesi, invasi da manie d’esterofilia, esse costituiscono a mio modesto parere, delle tenaglie che troncano il cammino dei talenti presenti a livello locale. Per non parlare della carenza di teatri, e strutture adeguate per la realizzazione di eventi culturali.

Cosa si aspetta l’uomo-musicista Trapanese, quali sono le speranze che s’innalzano nei discorsi con i tuoi colleghi concittadini?
Che dirti, voglio innanzitutto citare l’Associazione Nuova Banda Musicale M° G. Asaro di Paceco, il Presidente Cav. Giovanni Marceca e il M° Santino Stinco, grazie ai quali sono cresciuto respirando a suon di musica, l’Associazione “Amici della musica” di Trapani, creata e gestita da personalità eclettiche di grande levatura artistica e intellettuale, che tenta con innumerevoli difficoltà di farsi spazio in questa realtà che ha dimenticato le radici artistiche del popolo siciliano, rendendo orfani i figli che, ancora oggi, sentono scorrere forte nelle vene, l’amore per la musica, l’Associazione AXA, associazione per l’arte di Alcamo, la persona di Antonella Gianquinto, coordinatrice del progetto “…Che spettacolo!” di Marsala, e Padre Antonio Cannatà, responsabile del Centro di Solidarietà F.A.R.O. di Marsala. Le personalità citate e i progetti ai quali hanno dedicato la loro vita, rappresentano delle piccole grandi gemme in un contesto territoriale altrimenti povero artisticamente. I miei compagni e colleghi musicisti vibrano nel tentativo di realizzare i propri sogni, nel condensare le idee di tutti, e dalle onde acquose che si creano affiorano delle timide iniziative che ahimè sono bloccate sul nascere. Non ci sono fondi, non si trovano, non si cercano! In una società invalidante come quella in cui viviamo, la voglia di fare è la nostra stampella, almeno quella nessuno può togliercela.

Cosa c’è nel futuro di Leonardo?
A livello concertistico continueranno sicuramente le esibizioni in duo cameristico e le partecipazioni ai concorsi musicali locali e non. Ma altrettanto stimolante è l’attività d’insegnamento che fin dall’età di 16 anni ha occupato il mio tempo, dapprima all’interno della Banda del mio paese, Paceco, e negli ultimi anni all’interno degli Istituti Comprensivi Statali presenti nella nostra città, attraverso la realizzazione di laboratori di musica. Io come tutti i musicisti trapanesi, attendo che il panorama contenente le scuole medie ad indirizzo musicale della nostra Provincia, sia ampliato, creando nuovi posti di lavoro. Mi ritengo in ogni modo fortunato, e a tal riguardo voglio ringraziare la Dirigente Dottoressa Giuseppa Catalano, per avermi concesso uno spazio educativo all’interno dell’istituto Comprensivo Giovanni XXIII° di Paceco. Tutto quello che sono lo devo alle personalità che ho incontrato nel mio cammino, da loro ho imparato la voglia di continuare a crescere per poter diventare un giorno un buon musicista, un buon interprete, ma ancora di più un bravo insegnante. Sento forte il desiderio di essere un veicolo di forza e talento per gli altri, nel mio piccolo contribuirò alla sopravvivenza della musica, dell’arte, della cultura, regalandola a chi magari com’è accaduto a me, per caso, vorrà conoscerla e viverla.

Uno spazio aperto per le ultime considerazioni.
Innanzi tutto voglio ringraziare Trapanimag per lo spazio concessomi, e tutti i lettori del portale che avranno la voglia e la pazienza di leggere la mia storia. A tutti voi il mio augurio più grande affinché l’approfondimento culturale possa essere appannaggio delle moltitudini delle genti, grazie all’impegno di chi come me crede nella forza dell’arte.
Un ringraziamento doveroso va alla mia famiglia, mamma Franca, papà Erminio, e mio fratello Giuseppe, è grazie ai loro sacrifici che ho potuto coltivare la mia passione per la musica; a mio zio Salvatore Di Giorni, commediografo, poeta, personalità eclettica e, grande amatore dell’arte in tutte le sue manifestazioni e, a mio cugino Giorgio, primo flauto al Teatro “Giuseppe Verdi” di Trieste, devo a loro lo sviluppo e l’approfondimento delle mie competenze artistiche, fosse solo per l’aria di cultura che mi hanno permesso di respirare fin dai miei primi vagiti. Tutte le associazioni presenti nel territorio Trapanese, che mi hanno sostenuto, dandomi la possibilità di esprimermi artisticamente e le persone di Paolo Morana, maestro di sassofono al Conservatorio di Musica di Trapani, all’amico Padre Giuseppe Cacciatore, a sua eccellenza Monsignor Francesco Miccichè Vescovo della Diocesi di Trapani e in generale a tutti coloro che mi sono stati vicini nel mio percorso artistico. E a chi da sempre sull’orlo del baratro e in vetta sul monte della felicità mi ha tenuto per mano, nonostante tutto, la mia musa, il mio tutto, il mio respiro, a Francesca.

Contatti:
Te. 3338642704;
E-mail: leonardoasaro@hotmail.it;
leonardo.asaro@virgilio-it;

Note su Leo Asaro

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E-mail: leonardoasaro@hotmail.it
leonardo.asaro@virgilio.it


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