Una lunga chiacchierata con Armando Calabrese...
Ciao Armando, e benvenuto su Trapani Mag. Presentati ai nostri lettori e traccia una tua piccola biografia…
Un saluto a tutti i lettori di Trapani Mag. Mi sia consentita, innanzitutto, una piccola premessa: ritengo assai arduo individuare in maniera precisa le tappe di un cammino artistico, sia nei momenti iniziali sia nel suo svolgersi. Il concetto stesso di “raggiungimento di una maturità artistica” mi è particolarmente complesso da metabolizzare, in quanto troppo spesso, intellettuali, studiosi o pseudo-tali, uomini di cultura o meglio di “incultura”, giustificano la loro rigidità mentale, l’indiscutibilità delle loro tesi, e persino la validità delle loro opere nascondendosi proprio dietro questo “pericoloso” concetto. Dunque, se è letteralmente inconcepibile rintracciare un momento di “fine” in un cammino artistico-culturale, in quanto esso, come testé accennato, per sua stessa natura, è un percorso senza termine, in continua evoluzione ed approfondimento, è altresì assai difficile rintracciarne un punto d’inizio. Ed ancora, il sapere ed in particolar modo la tensione all’arte, intesi come anelito d’arricchimento dello spirito, sono in realtà da considerare non come semplice desiderio di “acquisizione di abilità”, ma piuttosto come sintomi d’una predisposizione spirituale, come segni di quella che i romantici chiamavano “Sensucht”: è questo un termine intraducibile, che individua da un lato un perenne senso di insoddisfazione e di inappagamento, e dall’altro la tensione a risolvere lo stesso, mediante cammini di elevazione dello spirito che trovano la loro massima espressione nei percorsi artistici dell’uomo, i più svariati e compositi. Dunque, la musica, nella mia esistenza, rappresenta appunto tale tentativo: diciamo pure che la vita d’un artista, come insegna Baudelaire, è un continuo conflitto tra Spleen ed Ideale….e niente, come la musica, mi allontana dallo Spleen e mi proietta verso l’irraggiungibile Ideale!!
Fatta questa doverosa premessa, utile a presentare la mia persona e a capire il tipo di concezione che mi è propria dell’arte, diciamo pure che l’inizio del mio cammino, inteso come prima acquisizione di quella che il mio caro amico Francesco Mercadante, ricordando un’accezione del termine greco teknè, definisce abilità, destrezza, è da rintracciarsi attorno ai miei 10-11 anni, quando, insoddisfatto delle mie embrionali capacità musicali che si estrinsecavano allora su una misera tastierina elettronica, cominciai a pensare di far musica sul serio, accostandomi all’opera dei grandi musicisti. Il senso di gratificazione per le alchimie sonore che derivavano da questi capolavori, nonché l’entusiasmo suscitato dalla necessità di perfezionare le mie abilità tecniche, mi portò ad iscrivermi in Conservatorio. Ed è lì che, nella classe del maestro F. Foderà, comincia il mio cammino verso il Diploma di pianoforte. Ma, più ancora dei concorsi vinti e dei miei concerti pubblici, è biograficamente molto più rilevante citare l’influenza fondamentale che famiglia, amici, ambienti frequentati hanno avuto su di me: la tensione all’arte di cui parlavo prima non è mai qualcosa di improvviso ed inspiegabile, ma ha fortissime radici nelle nostre vite quotidiane e nel modo in cui ci rapportiamo nei riguardi degli altri, del mondo, e direi, del cosmo stesso.
Parlaci della direzione specifica del tuo genere musicale, delle influenze e delle fonti di ispirazione che ad esso ti hanno condotto.
La musica di cui mi occupo rientra, generalmente, nella dicitura di “musica classica”: è la musica che ha “fatto la musica”, è la storia della musica stessa! E’ il canto di un notturno di Chopin, è la concreta umanità, a tratti quasi carnale, della musica di Beethoven, o ancora la genialità, incondizionata, senza tempo e senza limiti alcuni, di Mozart. Dunque il mio lavoro consiste nello studiare i grandi musicisti del passato, remoto o prossimo, che si sono guadagnati di diritto l’ingresso nella storia della musica di tutti i tempi, e riproporlo al mio pubblico, il pubblico dei teatri e dei concerti classici, come uno splendido tesoro di cultura, d’arte e di civiltà, da preservare nel tempo, come faro per le generazioni presenti e future.
Se una fonte di ispirazione bisogna rintracciare nel mio cammino, quasi una piccola fiammella da cui poi è scaturito il proverbiale “sacro fuoco dell’arte”, essa è da rintracciarsi semplicemente in ciò che ho già anticipato prima, cioè nella mia formazione culturale, e nell’ambiente che mi ha circondato da sempre, in cui la mia famiglia, i miei cari, e, non ultimi, i miei amici, mi hanno spinto all’ascolto continuato di questo genere di musica. E dall’ascolto dei concerti dei grandi musicisti, da un vinile di Benedetti Michelangeli o di Karajan, non può non scaturire almeno un interesse per questa meravigliosa forma d’arte, il quale, se coltivato nella maniera opportuna, ti rapisce completamente, e ti vota, come in un sacerdozio perenne, alla Musica. Non amo poi parlare di modelli, in quanto ogni giovane artista (o aspirante tale), deve tendere alla formazione autonoma e matura della propria personalità, originale e scevra da ogni processo meramente “imitativo” di altri. Dunque, eliminato “con disonore” il concetto di “imitazione” inteso nell’accezione modena del termine, parlando semmai di “emulazione”, posso dire che gli esempi illuminanti di Arturo Benedetti Michelangeli, Celibidache, Furtwangler, Arrau, Kempff, Gould, e non ultimo il mio prezioso ed insostituibile attuale maestro, Alessandro Drago, sono stati e sono tuttora certamente di stimolo nel mio cammino di ricerca.

Raccontaci le tue esperienze, il tuo percorso di crescita formativa.
Dopo il mio ingresso al Conservatorio di Trapani, nella classe del Maestro F. Foderà, il mio cammino è consistito in un duro lavoro di perfezionamento, tecnico e stilistico, che tuttora continua in modo alacre ed intensivo. Nei primi anni di Conservatorio, ho cominciato a vincere alcuni concorsi pianistici nazionali, e andando avanti nel mio studio, ho affiancato alla realizzazione di questi concorsi, l’esibizione pubblica in molti concerti, per diversi enti ed associazioni. Ciò è fondamentale nel mio lavoro, in quanto essere compiutamente musicista significa anche fare su di sé un profondo e duro lavoro psicologico, e psico-fisico, per essere poi all’altezza di portare la musica alla gente, al tuo pubblico. E’ la “croce e delizia” di questo cammino, che è, in realtà, prima di tutto, e soprattutto, una “missione”. Contestualmente a questo difficile percorso sono giunti i primi riconoscimenti, ed infine il Diploma e la Menzione d’onore in Conservatorio. E da quel momento in poi…..ho cominciato a capire cosa significava davvero la scelta che stavo facendo.
Cosa vuol dire essere un pianista classico oggi?
Oggi il nostro mondo è governato dall’effimero, dal fugace, dal frivolo. Nella vita di tutti i giorni, nelle manifestazioni di ordine sociale, persino nel modo di divertirsi e di fuggire dal quotidiano di tutti noi, incombe questa minaccia. Essere un pianista classico oggi, significa rifiutare, senza mezze misure, questo tipo di atteggiamento, significa assumersi la responsabilità di portare avanti un’alternativa, significa dire ad alta voce, ma con la compostezza e la dignità che l’arte merita, che si può scegliere un cammino diverso. Significa uno studio intenso, significa la rinuncia alla gloria e al denaro facile (un musicista classico, anche il più grande, non raggiungerà in una vita la fama che un cantante raggiunge col suo “ultimo singolo del momento”, né in una esistenza, il denaro che alcune “star” accumulano in un solo tour!!!). Ma significa anche circondarsi di persone con cui poter parlare del bello e del vero, perché l’arte è vera, o quantomeno ci avvicina al vero e all’assoluto (quanto sono preziose, per esempio, le lezioni di Beethoven e di Kant ! ), ed essere dei privilegiati, perché è nel coraggio delle proprie scelte, specie in quelle più autentiche, che si identifica il privilegio dell’essere artista.
La scelta di essere un musicista classico oggi assume dunque un valore di portata notevole. Come già detto prima, è una missione, tanto gratificante quanto faticosa. Lo sapeva bene un grandissimo pianista del novecento, Arturo Benedetti Michelangeli, che diceva ai suoi allievi: “Essere un pianista e un musicista non è una professione. E’ una filosofia, una concezione di vita, che non può basarsi né sulle buone intenzioni, né sul talento naturale. Bisogna avere prima di tutto uno spirito di sacrificio inimmaginabile!

Parlaci della tua ultima importante esperienza concorsuale a Venezia...
E’ stata un esperienza meravigliosa, che mi ha arricchito di stimoli e forza nuova. Conoscere tanti colleghi, tutti animati dalla stessa vocazione, ed apprendere vicendevolmente qualcosa, l’uno dall’altro, nell’unico anelito di far meglio e migliorarsi sempre più, è stato davvero entusiasmante. Ed inoltre, mi sono trovato proiettato in una realtà di grandissima serietà professionale e di rispetto per i musicisti convocati e per la loro musica.
Cosa pensi dell’attuale scena pianistica in Italia?
Posso dire che, come in tutti i campi artistici, l’Italia che dell’arte è stata culla, e che della civiltà del bello è stata maestra per secoli, purtroppo mostra oggi gravi segni di inadeguatezza. Non vi sono strutture realmente adeguate alla valorizzazione dei giovani, se non pochissime accademie, che, per altro, funzionano in maniera non eccelsa, soprattutto a livello organizzativo. Non vi sono molte occasioni di diffusione dell’arte stessa: in altri paesi concorsi come quello di Venezia sarebbero stati trasmessi in televisione (tra l’altro suonavamo nella locale sede Rai!), e tante altre manifestazioni culturali in genere avrebbero molta più risonanaza. Circa poi i musicisti in Italia, devo dire che con orgoglio sono sempre più convinto che, forse complici le nostre prestigiose tradizioni artistiche e un estro ed una fantasia che caratterizzano l’Italia stessa, i nostri musicisti non hanno nulla da invidiare a nessun musicista della scena internazionale!! Purtroppo, però, la cultura musicale classica in Italia, in special modo il mondo pianistico, sono nelle mani di tanti “baroni”, pianisti di fama, alle volte immeritata, che, invece di utilizzare la loro influenza per dare spazio ai giovani, preferiscono soffocare la scena con decine di loro concerti di qualità assolutamente discutibile (vale la proverbiale regola “Cicero pro domo sua”). Abbiamo invece tante gemme, veri e propri gioielli, concertisti che girano il mondo, e che portano in alto il nome della musica e dell’Italia, che per ragioni oscure (o forse fin troppo note) non hanno riconosciuto a livello nazionale l’importanza ed il rilievo che viene attribuito ad altri (non tutto ciò che brilla è oro!)
Come vedi la scena artistica locale della nostra provincia? Esiste? Cosa pensi che manca nel nostro territorio per valorizzare al massimo le risorse umane impegnate nell’arte?
Purtroppo la domanda mi costringe ad una aspra critica nei confronti della nostra realtà locale! Dal punto di vista delle strutture, e delle occasioni volte a valorizzare chi lavora in questo ambito artistico….il fatto che una città come Trapani sia priva di un vero teatro la dice lunga sull’attenzione della nostra classe politica al problema. Un teatro significa occasioni ai giovani per suonare, per fare spettacoli, per organizzare eventi artistici di aggregazione giovanile etc… E tutto ciò crea una mancanza di cultura musicale classica, per cui anche la presenza di altri colleghi che lavorano seriamente e a buon livello, è piuttosto scarsa… Ed ancora, a mio avviso, manca, e ciò è grave, il legame che dovrebbe essere strettissimo, tra gli enti che producono musica e che si occupano di ciò, ed il Conservatorio!
Cosa consiglieresti alle nuove leve che si stanno affacciando adesso alla musica?
Innanzitutto di coltivare l’amore e la curiosità verso TUTTA L’ARTE: per ovvi motivi, in questa lunga chiacchierata, ho dovuto limitare le mie osservazioni alla musica, ma un vero musicista, e prima ancora un autentico artista, deve essere un uomo dalla mente aperta, dai vasti orizzonti. Diceva Beethoven “Non c’è quasi trattato che sia troppo dotto per me. Senza presumere di possedere una vera erudizione io mi sono sforzato sin dall’infanzia di comprendere il pensiero degli uomini migliori e più saggi di ogni tempo. Vergogna all’artista che non consideri una colpa il non spingersi almeno tanto lontano!” Tutto ciò riempie la vita di un musicista di stimoli e di conoscenze nuove, che aiutano lo spirito a continuare la sua elevazione verso mete più ambiziose. E d’altronde, come dice J. MAURUS “Per ognuno di noi si tratta soprattutto di realizzare la propria vita, non solamente di riuscire nella vita. Essa è ben vissuta se è piena!”
Ed infine….prendetevi un po’ di spazio per voi stessi, per osservare un tramonto, per sussurrare parole d’amore ad una ragazza, per divertirvi pienamente con i vostri amici: vivere la vita è anche questo!!
Bene Armando, siamo in dirittura d’arrivo. Ti facciamo un grosso in bocca al lupo per il tuo cammino artistico e ti lasciamo spazio bianco per un saluto ai nostri lettori…
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno seguito quest’intervista. Mi ero proposto di essere un po’ più breve, ma ho anche pensato che quest’incontro potesse essere l’occasione per far conoscere a tanta gente non solo la mia persona, ma anche la figura, le difficoltà ed il cammino di un qualsiasi giovane artista! Seneca diceva: “Vive veramente chi è utile all’umanità e sa usare se stesso; mentre coloro che stanno appartati e nell’inerzia, fanno della loro casa una tomba. Sulla soglia, al posto del nome, si potrebbe scrivere, come un’epigrafe sul marmo: sono già morti prima di morire!”
Buona vita a tutti voi!!