Intervista a Francesco Mercadante
Ciao Francesco e benvenuto sulle pagine di Trapani Mag. ! Presentati ai nostri lettori e descrivici il tuo cammino artistico!
E’ difficile a dirsi in che misura l'una o l'altra tappa d'un percorso umano ed intellettuale possano risultare determinanti, soprattutto perché faccio fatica ad accettarmi quale artista o, più in generale, come uomo dotato d'una certa tèchne: di certo sono uno che studia, sempre alla ricerca di protocolli scientifici che possano legittimare l’universo delle mie fantasticherie. D'altronde, per i greci, la tèchne era non solo arte, ma anche abilità, destrezza. Io sono solo convinto di non potere essere mai convinto, alla maniera dei sofisti. M’ingegno di giorno in giorno a rendere più vivida la mia destrezza intesa come forma della perenne ed inesausta apertura ad altro. A mio avviso, l’arte non è altro che un tentativo “d’accorgersi della quotidianità” per offrirne mediante la sintesi uno scorcio analizzato ed ampliato. In quanto ad un vero e proprio svolgimento storico-biografico della mia attività, devo risalire al mio ultimo anno del liceo, allorché presi tra le mani, per consiglio della mia insegnante di filosofia, un testo che tuttora sta a fondamento del mio patrimonio culturale: La critica della ragion pratica di Kant; allora non ne portai a termine la lettura, ma ne fui significativamente animato. Dopo qualche mese, infatti, eccettuato un breve periodo presso la facoltà di giurisprudenza, mi ritrovai a frequentare, pur se di rado, le lezioni di filosofia del Prof. Plebe e dei suoi illustri colleghi. Come può apparire ovvio, furono anni decisivi durante i quali, oltre ad interagire con gli esponenti del mondo delle idee, cominciai a sviluppare e mettere per iscritto un mio pensiero filosofico e narrativo. Al di sopra di ogni esperienza sta comunque l'incontro con il Professore Incardona, il quale da qualche mese ormai non è più tra di noi. Egli, che i più consideravano avulso da ogni sorta di comunicazione, si rivelò al contrario più disponibile ed amabile di quanto io stesso riuscissi ad immaginare. Fu lui a suggerirmi un esame filologico dei testi di filosofia. Come si può ben capire, ne conseguì ch’io sottoposi al vaglio del Prof. Incardona la mia tesi di laurea Dell’evento Il filo rosso nietzschiano-eracliteo dell’hermenèia tra archè e stoichèion, pubblicata poi sul Giornale di metafisica della casa editrice Tilgher. A ciò seguì un ulteriore approfondimento culminato sia nella pubblicazione di un trattatelo di metafisica sia nella pubblicazione del romanzetto Toccami, che, secondo me, pur strutturandosi in una buona prosa e, per ciò stesso, in una discreta eleganza di registro, non può dirsi di certo un’opera nell’accezione genuina del termine.

Parlaci del tuo ultimo lavoro Toccami! Propositi ed intenti...
Come ho già detto, non oso definirlo un'opera. M'arrischio però a considerarlo un buono sfogo letterario. La trama narrativa, svolta in terza persona ed arricchita di travestimenti letterari, trae origine da una mia dolorosissima vicenda sentimentale. In poche parole: mi separai da una donna e subito dopo non solo scopersi d’amarla, ma fui anche costretto a mettere in discussione ogni aspetto della mia vita. Mi venne meno il sostentamento della quotidianità. Scomparve il senso dell’abitudine, di cui spesso siamo ignari protagonisti. L’abitudine invece è la vera emergenza. E’ ciò di cui bisogna occuparsi con sempre maggiore alacrità. Amare vuol dire tendere una mano e trovarsi qualcuno accanto. Amare è toccare e vedere. Il piacere di vedere, d’altronde, è la prima tra le sensazioni. Lo dice Aristotele proprio nella prima pagina della Metafisica: <<la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose>>.
<<L’aver visto-dice Heidegger-è l’essenza del sapere>>. Ma <<tutti gli uomini per natura tendono al sapere>>: questo sapere, ancora una volta aristotelico, è il verbo greco eidènai, cioè vedere con la mente. Io, per contro, ero del tutto distratto dalla quotidianità, da lei, che rappresentava la mia intuizione essenziale. Talvolta si crede che un periodo di stasi sia per un rapporto d’amore allarme o presagio di disamore, ma per lo più si tratta della prepotente mostrarsi dell’avvenuta compenetrazione, di cui forse si crede di poter fare a meno. Ad ogni modo, ero persuaso che non esistesse un amore così grande, travolgente ed ossessivo.

Da dove provengono le tue ispirazioni, quando scrivi?
Devo dire che il dolore è una fonte abbastanza ricca: per lo meno t'induce all'umiltà. C'è da aggiungere che ciò che più conta per me è il rapporto tra la significatività delle sensazioni ed il metalinguaggio della logica.

Cosa pensi della scena artistica trapanese? Esiste secondo te una vera e propria scena? O si dovrebbe parlare di entità separate e/o isolate?
Per quanto attiene al mio ambito, ho l’impressione che ci siano troppi millantatori, personaggi istrioneschi che non hanno la menoma concezione dell’arte. Si provi, ad esempio, a passare in rassegna i numerosi “poeti” trapanesi: li si potrebbe chiamare i senza congiuntivo. Non hanno mai sentito parlare della consecutio temporum o di un trocheo, eppure accampano pretese. Ed inoltre: come mai si cimentano più nella poesia che nella prosa? Forse è più facile dare sfogo alle proprie “siderali” emozioni ammonticchiando parole? Nietzsche scrive:<<Tutti i poeti credono che giacendonell’erba o su declivi solitari venga a conoscenza delle cose che sono tra cielo e
terra>>. Anzitutto bisogna leggere i classici.

Se potessi dare un consiglio a qualche giovane autore che sta iniziando adesso a scrivere, cosa gli diresti?
Anzitutto leggi i classici!

Quali sono secondo te le difficoltà per emergere nel nostro territorio?
In effetti, mancano i fondamentali termini di confronto, quali sono gli organi di stampa più accreditati in fatto di risorse economiche. Credo che sia solo questo il problema.

Lavori in corso e progetti futuri?
Sto lavorando ad un trattato di filosofia, ma è ancora allo stato embrionale. Posso solo preannunciare che sarà costituito da un’abbondante materia filologica. Confido inoltre d’iniziare una collaborazione con alcuni “istituti di cultura umanistica”. Mi si permetta l’uso di questa espressione generica!

Saluti e considerazioni finali...
Vi ringrazio per l'invito rivoltomi ad esprimere qualche giudizio. Spero d’esserne stato degno. Di fatto sono anche queste le ragioni, seppure talora indefinite, che spronano uno studioso-studente ad andare avanti. Si ha sempre bisogno d’una qualche conferma. Non c’è vita se non come esser per altro. Buon lavoro a tutti voi.